La serata conviviale proposta da Cidiesse – Cooperativa di solidarietà sociale, con la partecipazione di don Gino Rigoldi, è stata l’occasione per ampliare la riflessione sul carcere e l’aumento dei reati guardando il tema da un altro punto di vista, ovvero il bisogno di occasioni educative, pedagogiche, formative e lavorative che sappiano prospettare un orizzonte diverso a chi è rimasto aggrovigliato in un percorso di vita complicato, che possano consolidare un’identità differente rispetto a quella deviante e indurre così al cambiamento.
Servono “varchi di prossimità”: luoghi capaci di accogliere ragazzi che si scoprono preziosi e pieni di potenzialità, a dispetto della narrazione che vuole imporre loro una stigma incancellabile; luoghi in cui si fa esperienza dell’affetto e della cura (che deve essere intelligente e adeguata, non certo come quella che sta emergendo dalle indagini all’interno del Beccaria), coniugata alla competenza in un ambito lavorativo vero, capace di competere col mondo del mercato.
Questo è ciò che offre Cidiesse accogliendo ragazzi minorenni, segnati da storie di fallimenti multipli e perpetrati nel tempo, ai quali insegna un lavoro, offrendo know-how specializzato ed esperienza, accompagnandoli e sostenendoli in un nuovo percorso di rieducazione. Qualità del prodotto e delle relazioni si intrecciano in un cammino che accompagna i ragazzi a diventare proattivi nei confronti della vita lavorativa futura e della propria vita in senso più globale.
Uno studio sulla “Devianza giovanile in Italia” dell’Università Cattolica di Milano rileva che è aumentata la natura violenta dei reati commessi da minori e si è abbassata l’età media dei giovani e giovanissimi che commettono reati, ma non è sostanzialmente aumentato il numero dei reati: aumentano rapine o lesioni personali, mentre calano furti e spaccio di stupefacenti. Se combiniamo questi dati con l’aumento dei rapporti conflittuali e violenti in famiglia, il disagio psicologico e relazionale, atti di autolesionismo, abbiamo servita su un piatto d’argento la ricetta per il recupero di questi giovani e giovanissimi: la realtà ci dice che bisogna intervenire sulle cause, cioè mettere risorse per lavorare sulla prevenzione del disagio, garantendo un migliore coordinamento tra servizi sociali, psicologici e sanitari.
Senza contare che il costo medio per la collettività di un ragazzo coinvolto in un percorso di devianza può arrivare a 200mila euro anno. Mentre un giovane che diventa un lavoratore responsabile può essere una risorsa per il Paese e per la sua economia!









