Il Centro di Ateneo Studi e ricerche sulla famiglia dell’Università Cattolica di Milano ha organizzato una giornata di studio per rilanciare l’affido familiare, un intervento prezioso a favore dei minori e della famiglia che vive momenti di difficoltà. I dati parlano di 14mila minori oggi accolti nelle famiglie e di altrettanti ospitati nelle strutture d’accoglienza; il solo Comune di Milano, nel 2023, ha gestito 315 affidi e ogni anno avvia circa 50 nuovi percorsi di affido.
I lavori hanno preso il via da una puntuale riflessione teorica e di ricerca e hanno dato visibilità ai tanti protagonisti che affollano il percorso dell’affido, ovvero i minori, le famiglie, le associazioni, gli operatori sociali e le istituzioni, offrendo un luogo di confronto e dibattito pubblico per condividere domande, conoscenze, esperienze e modalità innovative di intervento.
Al centro dell’attenzione sono i minori che vivono una esperienza di fragilità del proprio nucleo famigliare: l’affido vuole consentire loro la possibilità di vivere buone relazioni familiari in una famiglia affidataria, relazioni essenziali per lo sviluppo dell’identità e per instaurare in futuro legami soddisfacenti con i pari, nello studio, nel lavoro, negli affetti.
Studiosi, magistrati, avvocati, famiglie affidatarie e operatori dei servizi si sono interrogati sulla grave crisi antropologica attuale che ha colpito le relazioni famigliari e sul pericolo di un disinvestimento politico ed economico su di esse, che non fa che accrescere la sfiducia nella capacità della famiglia di essere sostegno e motore della società, pure con le sue fragilità.
L’affido è esperienza che dà speranza all’essere famiglia perché nasce dalla gratuità di un amore offerto per il bene delle generazioni future, perché sostiene il diritto del minore ad avere una famiglia, perché vive di una relazione che accoglie le sfide della vita, perché trae la sua forza dalla collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, co-costruttori insieme del progetto di accoglienza. Però oggi l’istituto dell’affido soffre di una scarsa aderenza degli interventi rispetto alle reali problematiche in gioco, che scavano un solco di sfiducia verso questo istituto. Dal convegno è emersa quindi la necessità di interventi di tutela dei bambini e dei ragazzi, a fronte di una crescente fragilità familiare, acuita non di rado da crisi sociali ed economiche, e da drammatiche esperienze migratorie che portano con sé traumi che rappresentano un fattore di rischio evolutivo per i minori.
Il tutto in un contesto che vede, a breve, tre passaggi politici molto delicati per il futuro dell’affido:
– la ratifica delle nuove Linee di indirizzo da parte delle Regioni che dovrebbe sancire un salto di qualità nelle politiche sociali per i minori all’insegna di un’uniformità di interventi finora mai raggiunta;
– l’avvio della discussione parlamentare del ddl sull’affido presentato a febbraio dalla ministra Roccella e dal ministro Nordio;
– l’entrata in vigore della riforma Cartabia sulla giustizia minorile prevista per il 14 ottobre 2024, che lascia incerte molte cose e non specifica i contesti territoriali di riferimento.
Presente ai lavori anche Assunta Morresi (vice-capo Gabinetto della Ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità), a cui sono stati chiesti percorsi più funzionali e risposte più tempestive: serve sussidiarietà orizzontale, ovvero il coinvolgimento di tutti gli attori in un sistema pubblico-privato integrato; serve ancor prima un reale sostegno alla famiglia di origine per prevenire i problemi; va rispettato il diritto alla continuità affettiva e il rispetto dei legami da parte dei minori, anche quando si innescano altri legami; serve un sostegno continuativo per non abbandonare le famiglie che non ce la fanno… Servono, in sintesi, maggiori investimenti e risorse per sostenere le famiglie. Ma personalmente credo che serva, in primis, una diversa cultura dell’accoglienza.







