Sono passati cento anni dal giorno in cui Giacomo Matteotti sacrificò la sua vita in nome del diritto di libere elezioni e di un paese democratico. Un anniversario che Milano ha voluto ricordare con un ricco palinsesto di eventi.
Il 30 maggio 1924, Giacomo Matteotti pronunciò il suo ultimo ultimo Discorso alla Camera dei Deputati, denunciando i brogli elettorali e il clima di violenza e illegalità in cui si erano svolte le elezioni di aprile dello stesso anno, chiedendone l’annullamento e sfidando apertamente il Governo di Mussolini. Il 10 giugno 1924, quella libertà di pensiero e quell’appello alla democrazia gli costerà la vita: su esplicito mandato di Mussolini, il segretario del Partito Socialista Unitario venne rapito e assassinato dalle squadre fasciste. E va sottolineato che Benito Mussolini si assunse pubblicamente di fronte alla Camera dei deputati la «responsabilità politica, morale e storica» del clima nel quale l’assassinio si era verificato.
Sconvolge che, 100 anni dopo, il Parlamento italiano sia stato teatro di un’aggressione fisica a un parlamentare nel contesto di un’animata discussione sull’autonomia differenziata (alla Camera) e poi nuovamente scenario di scontro verbale nel corso della discussione sul premierato (al Senato).
Trovo vergognoso che i fatti siano stati derubricati a “disordini”, decidendo di non mettere a verbale l’aggressione.
E sconvolge anche che in Parlamento siedano rappresentanti del popolo italiano che non si vergognino di esaltare la milizia della Repubblica sociale evocandola col gesto della Decima e, al contempo, che “Bella ciao”, il canto dei partigiani che hanno liberato l’Italia, venga attaccato e derubricato come canto comunista…
In tutto questo scenario desolante e preoccupante, è imbarazzante che la Presidente del Consiglio non abbia sentito l’esigenza di dire una sola parola in merito…






