Mi faccio promotrice di questo progetto nel mio istituto superiore, perché – come scrisse Primo Levi – «tutti coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a riviverlo». Purtroppo, quando parliamo degli eventi bellici, rischiamo un po’ troppo frettolosamente di archiviarli come “storia passata”. Quando, invece, dobbiamo tenere viva la memoria con racconti e riflessioni, richiamando alle responsabilità precise, anche da parte degli italiani, in modo da evitare che cresca l’indifferenza e si apra la strada a un ritorno dei peggiori errori compiuti.
Anche quest’anno abbiamo dunque ospitato a scuola, in due classi quinte, testimonianze indirette sui campi di concentramento, attraverso il ricordo e la voce di Walter Gibillini (figlio di Venanzio Gibillini, deportato politico prima a Flossenburg, poi a Kottern, Dachau) accompagnato da Angelo Longhi (Presidente della sezione “Martiri Niguardesi” presso l’Anpi di Niguarda).
Incontrare testimonianze di persone deportate e poi uccise nel corso della tragedia della Seconda guerra mondiale fa riflettere sulla storia e, mi auguro, insegna a tenere gli occhi aperti sul presente.
In settimana, abbiamo ricordato anche il 32° anniversario della strage terroristico-mafiosa di Capaci (Palermo, 23 maggio 1992), in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e quattro agenti della scorta. Un anniversario triste, ma da quel giorno ogni anno sempre più giovani si interrogano sul potere della mafia e hanno l’occasione di riflettere e di decidere da che parte stare.
Credo che l’insegnamento di Educazione civica debba fare questo: offrire occasioni capaci di intrecciare vita, storia e cultura, affinché la memoria custodita diventi consapevolezza delle libertà e della democrazia raggiunta e, conseguentemente, impegno personale per proteggere e difendere i valori condivisi. Obiettivo di questo percorso è l’educazione alla responsabilità personale, perché ciascuno è chiamato in prima persona a mettere in gioco il proprio spazio di libertà per diventare un argine nei confronti delle ingiustizie, piccole o grandi, che si trova di fronte, uno spazio in cui scegliere da che parte stare e quali valori promuovere, mettendo sempre la dignità della persona al primo posto.







