La valutazione è una questione complessa e controversa, che caratterizza il sistema scolastico italiano senza, però, produrre una riflessione attenta e un confronto sui criteri, i principi e, soprattutto, gli obiettivi per cui si valutano gli studenti e le studentesse.
A chi serve la valutazione?
– agli insegnanti per affermare la loro autorità? per adempiere un atto burocratico e chiudere il registro con un “obbligo formale”?
– alle famiglie per sapere come comportarsi coi figli? se lodarli o punirli?
– agli studenti per competere coi compagni? per ottenere un premio se passano l’anno?
Prima di tutte queste domande viene la vera domanda: quale scuola, anzi quale Paese vogliamo costruire con la scuola italiana?
L’articolo 3 della nostra Costituzione recita: «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale» ed è «compito dello Stato rimuovere gli ostacoli di rodine economico e sociale che […] impediscono il pieno sviluppo della persona umana».
Nell’idea di scuola e di Paese del Circolo tematico scuola Pd Don Milani, la valutazione ha innanzitutto una funzione FORMATIVA, quindi è essenziale che si compia in un clima costruttivo e che valorizzi (ovvero dia valore) ai singoli percorsi.
A partire da queste riflessioni, dunque, critichiamo l’approvazione da parte del Senato della proposta di legge di Revisione della disciplina in materia di valutazione del comportamento col dichiarato intento di incrementare la “tutela dell’autorevolezza del personale scolastico”, perché cancella un processo, che – avviato appena tre anni fa con l’introduzione del giudizio descrittivo alla primaria – puntava a un rinnovamento della cultura e delle pratiche valutative. Il percorso proposto dal Ministero va chiaramente nella direzione di imporre una rigidità tra il voto in condotta e la possibilità di essere promossi alla classe successiva. Una riforma voluta dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che porta avanti un progetto di scuola autoritaria, caratterizzata da misure puramente formali e prive di contenuti pedagogici.
Le riforme nel campo devono essere, invece, lungimiranti e non autoreferenziali e devono partire da un progetto politico a lungo termine (la Finlandia si è data 20 anni per cambiare il sistema di valutazione!), che lavori con la prospettiva di promuovere questo tipo di valutazione, dialogando con studenti, insegnanti, dirigenti scolastici, genitori, il mondo della ricerca universitaria e i sindacati che non possono essere “ostaggio” di riforme incompiute, che diventano leve di interessi di parte. La scuola deve essere l’espressione dei valori e dell’unità della Repubblica.
La valutazione deve
– servire agli studenti per sostenere e migliorare il percorso di apprendimento e il percorso educativo più in generale;
– servire all’insegnante per adattare la proposta educativa sulla base del livello raggiunto, per “aggiustare il tiro” e promuovere processi cognitivi. Quindi è necessario esplicitare il feedback del percorso fatto, a partire dagli obiettivi condivisi, per progettare e riprogettare in continuazione.
I criteri della valutazione devono essere trasversali e condivisi. Perciò richiamiamo lo Statuto delle studentesse e degli studenti (1998), che sottolinea il diritto a una valutazione trasparente, tempestiva, volta ad arrivare un processo di autovalutazione. E noi dicamo, forse ancor meglio, di autoregolazione.
È importante che gli insegnanti si mettano in rete. A questo proposito segnaliamo il Comitato Valutazione Educativa (CVE) per valutazione formativa in itinere durante tutto l’anno, ma anche il Coordinamento scuola secondarie a Milano (facente capo all’Università Bicocca) e altre reti di associazioni professionali, quali il Movimento Cooperazione Educativa (MCE) e il coordinamento dei Centri territoriali di Iniziativa Democratica degli Insegnanti (CIDI).
Altro capitolo interessante da affrontare sarebbe quello della valutazione degli insegnanti a cui, in questa sessione di lavoro, semplicemente accenniamo e che suggeriamo tuttavia di mettere un giorno a tema con coraggio, sebbene rappresenti questione controversa nel nostro Paese…








