Segnalo con simpatia un incontro svoltosi a Niguarda alla vigilia del 25 aprile. Niguarda è una realtà sociale, culturale, molto viva e partecipe. Oltretutto, il quartiere ha vissuto il tempo della Resistenza e le giornate della Liberazione forse nel modo più impegnativo e generoso per la città di Milano, medaglia d’oro della Resistenza.
Se n’è parlato in un’assemblea particolarmente numerosa e appassionata, indetta dall’ANPI locale e presieduta da Roberto Camagni, nipote dell’ultimo prosindaco di Niguarda, quando cento anni fa era Comune autonomo e lui stesso è stato consigliere comunale, a lungo assessore e vice Sindaco della città di Milano. Al centro della riflessione sono state tre personalità.
Giancarlo Puecher, prima medaglia d’oro al valor militare della Resistenza, assassinato alla vigilia di Natale del 1943 e suo padre deportato e deceduto alla vigilia della liberazione del lager.
Giovanni Strada, nato in una poverissima cascina niguardese e poi parroco a Ponte Lambro e animatore della Resistenza in Brianza. A lui è stato dedicato un volume edito dal Centro Ambrosiano intitolato “Giovanni Strada e Ponte Lambro, un testimone e una comunità”, che certifica il suo impegno dal 1921 al 1949 a fianco dei suoi fedeli, in anni dolorosi ma anche gloriosi per l’Italia. Di lui non si trovano molte notizie documentate, ma nella comunità soprattutto pontelambrese rimane molto viva la memoria della sua personalità, che si distinse per un ruolo da protagonista nel tormentato periodo. Sacerdote “ribelle per amore”, mise a disposizione la sua canonica e le sue molteplici conoscenze per gli incontri durante la Resistenza e affrontò sempre con ammirabile coerenza le conseguenze della sua scelta.
Giovanni Macchi, prevosto di Niguarda dal 1912 al 1964, ha vissuto le due Guerre Mondiali e i primi anni del boom economico sempre a fianco della sua comunità, diventando protagonista non solo della vita religiosa, ma anche politica, con intuizioni operative di incancellabile lungimiranza, come la proposta di quelle che poi furono le “zone” amministrative della città.
Tra gli altri, sono intervenuti mons. Luca Bressan, vicario dell’Arcivescovo, Giovanni Colombo, per il Centro Puecher e Roberto Cenati per l’ANPI. Ha suscitato molta attenzione la presenza di Filippo Meda che ha avuto rapporti personali con i Puecher, espressione di una famiglia ormai nella storia di Milano e lui stesso esponente della vita comunale.
Dell’incontro rilancio due domande che fanno riflettere.
“Perché ricordare persone che non volevano essere ricordate?”, si è domandato mons. Bressan.
Perché a noi fa bene riconoscerci figli di queste persone. È però curioso ricordare una persona così inserita nella sua storia da non essere quasi vista.
Più che preti ribelli, don Strada e don Macchi sono preti molto fedeli, anche molto devoti al loro vescovo e alla loro autorità. Noi chiamiamo ribellione una forma di capacità di abitare la storia senza pari, perché la prima cosa che colpisce di questi due sacerdoti è la capacità di incarnarsi, di stare in mezzo alla gente, di fare la vita della loro gente, il che li rende ribelli a un ruolo prestabilito.
La storia li ha chiamati effettivamente a mischiarsi nella quotidianità, senza però perdere lucidità, e questo li ha resi profeti: il poco che è essenziale e dà solidità a tutto, il fuoco che avevano dentro viene mischiato nella vita di tutti i giorni e nelle faccende comuni, perciò c’è il rischio che nessuno lo veda. Il tipo di Resistenza e il senso della ribellione da loro vissuto assomigliano alla ribellione della croce: sono andati contro un modello prestabilito, per rimanere fedeli e testimoni a un amore che li ha contagiati e cambiati.
La seconda domanda è stata posta da Giovanni Colombo: “Perché loro sì e gli altri no? Quando si diventa antifascisti e perché lo si diventa?”
È stato ricordato che ben 179 sacerdoti della diocesi ambrosiana e molti esponenti del mondo cattolico hanno partecipato alla Resistenza… Ma perché “solo” loro e gli altri no?
Perché loro hanno visto arrivare l’angelo della libertà, una presenza abitata dallo Spirito, a cui hanno detto di sì: un angelo, come quello dell’Annunciazione, che ha annunciato la libertà e ha suscitato una risposta positiva. Puecher ha incontrato don Giovanni Strada e ha deciso di seguire questa strada, di non diventare aviatore come invece sognava e di non fare il militare.
Queste storie insegnano che vivere non è sopravvivere o durare a lungo, ma spendere questo tempo e questi talenti in una logica relazionale di vita per gli altri. E il mondo continuerà ad attingere a questa vita. E noi siamo qui a ricordarli.







