In diversi giardini, orti solidali e parchi cittadini di Milano, in queste settimane, i cittadini si raccolgono per la semina di “Mille girasoli per la pace”, perché il girasole è simbolo di forza, gioia e solarità. Da ogni seme gettato nascerà un fiore che, giunto a maturazione, può contenere anche più di 1000 nuovi semi, 1000 segni di pace, che i partecipanti contribuiranno a diffondere.
Si tratta di un gesto simbolico con il quale si vuole comunicare la ferma volontà di promuovere la pace, come alternativa positiva ad ogni forma di violenza. Un gesto per dire che crediamo nella pace e in un impegno che dipende anche da ciascuno di noi in prima persona. Infatti, non basta piantare un seme, bisogna poi prendersene cura e coltivarlo.
Il ciclo del girasole è lungo, come quello che porta alla pace. Ma è anche un fiore che cresce facilmente in terreni duri. Proprio come noi non ci arrendiamo all’evidenza e alla crudezza della guerra, perché sappiamo che la pace non è un frutto bell’e pronto a disposizione, bensì un piccolo seme di cui aver cura giorno dopo giorno.
Io ho preso parte all’iniziativa presso il “Giardino in movimento” bonificato da SON (Speranza oltre noi) e inaugurato nello scorso mese di settembre da don Virginio Colmegna assieme a rappresentanti del Comune di Milano. Si tratta di un terreno di pertinenza comunale vicino alla sede di via Trasimeno divenuto un giardino pubblico speciale: uno spazio verde fruibile per tutta la cittadinanza all’insegna dell’inclusione e del rispetto per l’ambiente, dove persone con o senza disabilità coltivano insieme orti, piante e fiori.
«Il giardino – sostiene don Virginio Colmegna, Presidente di Fondazione SON – è per noi una bella attività all’aria aperta e un ulteriore veicolo di socialità e relazioni. Non vogliamo infatti chiuderci dentro i nostri muri, anzi, desideriamo continuamente aprirci e vivere lo scambio con il territorio. La fragilità diventa così occasione per tutti di arricchimento reciproco. Diamo così concretezza a quei valori che si richiamano ai diritti delle persone con disabilità e che riguardano la partecipazione sulla base di uguaglianza alla vita culturale e ricreativa di una comunità».






