Il Rapporto 2024 di Fondazione ISMU (Iniziative e Studi sulla Multietnicità) ha lo scopo di fornire un’informazione responsabile sulle migrazioni, per svelare la complessità e i diversi risvolti del sistema migratorio e affronta dunque i nodi fondamentali del problema. Il Rapporto stima che al 1° gennaio 2023 gli stranieri presenti in Italia siano circa 5 milioni e 775mila, ovvero 55mila in meno rispetto alla stessa data del 2022, con una moderata diminuzione del numero di irregolari (che oggi sono il 7,9%), a seguito del completamento delle procedure di regolarizzazione avviato nel 2020. Circa tre quarti del totale degli stranieri regolarmente presenti in Italia provengono da Paesi esterni all’Unione europea, principalmente da Ucraina, Marocco, Albania e Cina; seguono poi India, Bangladesh, Egitto, Filippine, Pakistan, Moldova, Sri Lanka, Senegal, Nigeria, Tunisia e Perù. Molti di loro hanno già acquisito la cittadinanza italiana.
Il ruolo dell’immigrazione nel mitigare il nostro “inverno demografico” resta importante. Tuttavia, anche tra gli stranieri è in calo il tasso di natalità.
Gli sbarchi registrati sulle coste italiane nel 2023 hanno raggiunto volumi simili a quelli del periodo 2014-2017, gli anni della cosiddetta crisi dei rifugiati. In compenso, sono in crescita i decessi tra chi tenta di attraversare il mare: da 1.417 a 2.498, pari rispettivamente a 9 e 13 ogni 1.000 tentati attraversamenti. Il numero complessivo di persone decedute dal 2014 è oltre 22mila, di cui 485 bambini.
Sono in crescita anche gli arrivi alle frontiere terrestri: nel 2023 gli ingressi tra gennaio e novembre sono stati oltre 11.000, ancora prevalentemente da Pakistan, Afghanistan, Bangladesh.
Sul fronte del lavoro, il 2023 ha segnato il record storico delle assunzioni di personale immigrato con 1.057.620 persone programmate dalle imprese italiane.
È interessante notare che i settori che registrano la più elevata incidenza di stranieri sul totale di occupati sono quello dei servizi alla persona (31,6%), all’agricoltura (17,7%), alla ristorazione e turismo (17,3%), alle costruzioni (15,6%).
Tuttavia, per i lavoratori extracomunitari la retribuzione media annua conferma il fenomeno del “lavoro povero”, a sua volta anticamera, per molti lavoratori stranieri e per le loro famiglie, della caduta in una condizione di povertà assoluta o relativa. E in tutto ciò, le più penalizzate sono soprattutto le donne extra-europee lavoratrici. Tra i fattori penalizzanti, si individuano bassi livelli di istruzione e competenza linguistica, difficoltà sul fronte della conciliazione con gli impegni familiari, esposizione alla discriminazione. Questo anche perché, rispetto agli altri Paesi, l’Italia attrae una immigrazione poco istruita.
Permangono, dunque, numerose criticità, che mostrano la necessità di una nuova governance dei processi migratori e di inclusione.
Nel campo scolastico, il numero degli alunni con background migratorio nelle scuole italiane è tornato a crescere: è interessante sottolineare che il 44% degli alunni stranieri è di origine europea, più di 1⁄4 africana, circa il 20% asiatica e quasi l’8% dell’America latina. La maggioranza degli studenti con cittadinanza non italiana si concentra nelle regioni settentrionali, in particolare in Lombardia. Si segnala, inoltre, che i nati in Italia rappresentano il 67,5% degli alunni con cittadinanza non italiana. Mentre più dei due terzi degli alunni censiti come italiani sono costituiti da seconde generazioni. L’incidenza percentuale delle seconde generazioni cresce in tutti i livelli scolastici, a parte le primarie.
Il Rapporto evidenzia che un quarto degli studenti non italiani è in ritardo scolastico oppure è colpito dal fenomeno dell’abbandono precoce degli studi e dalla lontananza dal sistema di istruzione/formazione/lavoro. Le alleanze educative tra famiglie, scuole, territorio, enti locali e del Terzo settore si sono rivelate cruciali per fare fronte alle difficoltà del quotidiano. Tuttavia, nonostante le esperienze di solidarietà e l’impegno verso una più ampia inclusione, permangono discriminazioni e disparità di trattamento.
Rispetto alle confessioni religiose, tra gli stranieri residenti in Italia i cristiani rappresentano la maggioranza assoluta (ortodossi, cattolici, evangelici, copti e altri cristiani sono il 53,1%), seguono i musulmani al 29,7% e altre religioni minori. Gli atei o agnostici sono il 9,7%.
Per approfondimenti: Fondazione ISMU (2023), Ventottesimo Rapporto sulle migrazioni 2022, FrancoAngeli, Milano.







