Quali opportunità? Quali prospettive? Quali rischi? In base a tale progetto, ben 20 materie, oggi gestite comunemente tra Governo centrale e Regioni, potranno passare integralmente agli enti regionali; più tre materie oggi esclusivamente di competenza dello Stato: la giustizia di pace, l’istruzione, la tutela dell’ambiente.
Sostanzialmente si tratta di una ridistribuzione dei poteri e di una diversa allocazione delle risorse verso le regioni che ne faranno richiesta e che potranno trattenere parte del gettito fiscale generato dal proprio territorio.
Ma autonomia è responsabilità, da parte di chi la concede e da parte di chi la ottiene. Le competenze che potrebbero esser trasferite toccano gangli vitali della vita delle regioni: dai trasporti all’energia elettrica, della scuola alla sanità, dall’ambiente alla ricerca… e amministrarli in modo separato rischia di frammentare e di complicare l’assetto normativo complessivo, tanto più se ogni regione dovrà negoziare singolarmente i passi verso l’autonomia.
Certo che servirebbe una sorta di federalismo fiscale regionale sulle funzioni già di competenza degli enti locali; così come credo che serva una maggiore capacità di cooperare tra le varie regioni per incidere nelle grandi politiche pubbliche portate avanti da Governo e Parlamento; ma senza una chiara definizione dei livelli dei servizi, l’autonomia differenziata accentuerà solo le già evidenti disparità sociali, economiche e territoriali del Paese. Senza contare il rischio di far confluire ancora soldi pubblici nelle tasche di amici e amministrazioni vicine politicamente ai propri rappresentanti, come recentemente successo in Lombardia…






