Il 19 ottobre scorso ci ha lasciato all’età di 99 anni la professoressa Maria Alda Bencini Bariatti, una delle più importanti studiose della neuropsichiatria infantile, una donna tenace e piena di fantasia, che ha lavorato per 39 anni per il Comune di Milano e le scuole speciali Treves De Sanctis, dedicandosi quasi interamente al mondo dell’infanzia e della disabilità.
La Professoressa Bencini si è laureata in Medicina a ventitré anni, alla fine degli anni ’40, con una specializzazione in pediatria e in clinica delle malattie nervose mentali.
L’Università è stato uno dei suoi maggiori terreni di espressione e di dedizione, insieme all’impegno rivolto alla Scuola Speciale comunale Treves De Sanctis fino alla pensione, nel 1989, e poi all’associazione Casa dei Ragazzi I.A.M.A. onlus, seguendo tutte le sue trasformazioni di natura giuridica.
Ha iniziato ad occuparsi della Neuropsichiatria Infantile, che in Italia non era ancora disciplina sviluppata, durante gli studi in Inghilterra e negli Stati Uniti negli anni ’50 ed è stata una tra i primi studiosi italiani della Sindrome di Down.
La sua convinzione, portata avanti insieme alla Dott.ssa Spinelli – Direttrice della Scuola Speciale Treves De Sanctis –, è sempre stata quella che i bambini con sindrome di Down e altre disabilità, che allora non erano ancora state scoperte, potessero essere riabilitati e scolarizzati con metodi più specificamente adeguati alle loro condizioni e potenzialità. Diceva «Avevo il pallino della neuropsichiatria infantile, perché avevo capito che ci voleva una maggiore apertura e più fantasia».
La sua fantasia l’ha portata a inventare il “Dopo di noi” già negli anni ’80. Infatti, nel decennio precedente, negli anni ’70, insieme all’avvocato Bonatti, la Dottoressa Lodigiani e la Dottoressa Spinelli, la prof.ssa Bencini fondò l’Associazione “Amici della scuola Treves-De Sanctis” che ottenne dal Vescovo di Como l’uso di un edificio, l’attuale sede della RSD Casa dei Ragazzi a Olgiate Molgora, in cui organizzò un istituto per giovani adulti con disabilità affinché i genitori, divenendo anziani, potessero avere una prospettiva assistenziale per i propri figli.
A questo istituto – che ha due sedi: una a Milano e una a San Zeno di Olgiate Molgora – dedicò tutte le sue energie dopo essere andata in pensione, nel 1989, unendo un’attenzione sul piano medico, psicologico e scolastico insieme.
Ma oltre ad essere una studiosa di prim’ordine, le piaceva definirsi una “organizzatrice” e dunque non fece mai mancare sostegno, attenzione e supporto alla Casa dei Ragazzi IAMA Onlus, sia nel ruolo istituzionale di Consigliere all’interno del Consiglio di Amministrazione, sia da professionista, a fianco degli ospiti e delle equipe educative dei Servizi.
Una donna dall’intelligenza viva e dal cuore grande, che negli ultimi anni di vita esprimeva come unico desiderio che «continui sempre a esistere la Casa dei Ragazzi e che si trovi sempre personale che ami questo lavoro, soprattutto che AMI questo lavoro, perché poi per la tecnica c’è sempre qualcuno che aiuta».








