Famiglia, Sindaco e Consiglio comunale

Un necessario dissenso

Le ragioni della mia astensione al sostegno alla Legge Zan che confonde omofobia e difesa dell’identità di genere

Anche il Consiglio comunale di Milano si è confrontato con la cosiddetta “Proposta di Legge Zan”, un progetto di legge contro la violenza o la discriminazione per motivi di sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere, a protezione delle persone Lgbt+ (lesbiche, gay, bisessuali, transgender e tutti coloro che hanno altri orientamenti sessuali). È stato, infatti, presentato da un collega del Partito Democratico un ordine del giorno a suo sostegno, con la predisposizione di politiche attive dedicate.

Al di là del fatto che, comunque, aggredire qualcuno è già fattispecie punibile dal codice penale e che l’offesa nei confronti di un diverso orientamento sessuale è, giustamente, punibile in doppia misura dal codice penale, con aggravante dei futili e abietti motivi, la tutela della diversità è un tema di educazione ”elementare”, dunque non solo apprezzabile, ma direi addirittura ovvio, anche alla luce della drammaticità di alcuni recenti fatti di cronaca. 

Il testo, attualmente al vaglio dei lavori della Camera dei Deputati, ha già subito alcuni correttivi: per esempio è stata approvato l’emendamento bipartisan che esclude dal reato la libera espressione e manifestazione di convincimenti o opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio e alla violenza. Questo emendamento è stato ribattezzato “clausola salva idee”.

Tuttavia, la proposta di legge non mi convince perché inserisce la discriminazione per motivi fondati sull’identità di genere fra quelli penalmente perseguibili, cioè affronta il tema col presupposto del concetto di identità di genere. Sono dunque intervenuta per sottolineare che una giusta legge su omofobia e transfobia non si può confondere con la difesa del principio di autodeterminazione sul piano sessuale e col presupposto che l’identità di genere sia qualcosa di “liquido”. 
In realtà, succede che un uomo che si traveste da donna e che “si sente donna” pretende di essere uguale a una donna, cancellando e annullando ogni differenza sessuale tra maschile e femminile. La “fluidità” della percezione di sé non minaccia la differenza sessuale, finché non pretende di sostituirsi e addirittura di travalicare i sessi. Se posso accettare che il genere sia una possibile “evoluzione personale”, ovvero la costruzione sociale del sesso biologico con cui si nasce, non posso accettare che si cancelli la differenza uomo-donna.

A supporto della mia perplessità, avanzata da più voci in ambito cattolico, ho citato anche la contrarietà del mondo femminista, che si è espresso attraverso la voce critica di molte associazioni (tra cui Se non ora quando, Arcilesbica, RadFem e altre).

Inoltre, annullare certi paletti, temo possa essere l’anticamera per aprire la strada alla gestazione per altri e ad altre pratiche simili.

Peccato che, in un Consiglio comunale distratto, non c’è stata una vera discussione sul tema – a me è stato concesso solo un minuto per dissentire dal mio gruppo – e la mozione è stata approvata dalla maggioranza del Consiglio, nel silenzio dei consiglieri di Lega e Fratelli d’Italia; oltre a me si sono astenuti solo il collega Marcora (Alleanza Civica) e De Pasquale (Forza Italia).
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