Ci sono sedute in cui sento in modo particolare l’onore di sedere in Consiglio Comunale!
In occasione della Giornata della Memoria, è stato presentato in Consiglio Comunale uno studio sui cittadini milanesi dipendenti comunali “dispensati dal lavoro” poiché ebrei: 16 persone, di cui 4 deportate in campi di concentramento.
Lo studio è frutto di un Ordine del Giorno presentato un anno fa dalla consigliera del Partito Democratico Diana De Marchi e votato in Consiglio all’unanimità ed è stato realizzato dagli studenti dell’Università degli Studi di Milano presso la Cittadella degli Archivi del Comune e in collaborazione con la Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC).
Abbiamo ascoltato il racconto incredibile e tragico delle storie normali e ordinarie di cittadini come noi: segretarie, impiegati, medici, ragionieri… tutti regolarmente dipendenti dell’amministrazione comunale, tutti «dispensati dal lavoro perché ebrei» a seguito del Regio Decreto Legge del 17 novembre 1938, prontamente entrato in vigore dal 1° gennaio 1939.

La storia andrebbe studiata su questi libri: è stato commovente sfogliare le pagine della “Rubrica degli ebrei residenti a Milano” e avere tra le mani “L’elenco generale delle abiure e delle conversioni” o il “Registro delle denunce di appartenenza alla razza ebraica”. Ma la cosa che fa veramente specie, è pensare che ancora oggi c’è chi orgogliosamente parla di “razza bianca” seminando odio e disprezzo per chi è diverso…
Avere davanti agli occhi quegli elenchi e ascoltare quelle storie dà tutta la concretezza di quanto è accaduto e ci fa sentire ancor più urgente l’impegno per contrastare i razzismi di oggi.
Dalle fonti analizzate, che sono le deliberazioni podestarili per gli anni 1938 e 1939, il censimento degli Israeliti, di cui sono state portate in Aula alcune schede, i registri delle denunce di appartenenza alla razza ebraica del Comune di Milano, che erano fondamentalmente dei registri molto grandi, e dalla rubrica degli ebrei residenti a Milano del maggio 1942, sono stati identificati quindici nomi di dipendenti comunali dispensati per motivi razziali:
Bassan Umberto, di Arnaldo e Pia Recanati, nato a Vienna nel 1899, si trasferì in Italia nel 1925 a Milano, abitante in viale Lombardia 66. Era un ingegnere dell’Ufficio Tecnico. Con lo scoppio della guerra e l’occupazione nel 1943 dei tedeschi e la creazione della Repubblica Sociale si rifugiò in Svizzera.
Augusto De Benedetti, di Abramo e Levi Deviali Matilde, nato a Torino, residente a Milano in via Petrarca 22, era un medico igienista caposezione dell’ufficio d’igiene. Meritò la Croce di guerra e la medaglia d’argento, quindi benemerenze per la prima guerra mondiale, e ottenne anche la discriminazione. Fu dispensato con deliberazione podestarile del 19 dicembre 1938 a partire dal primo gennaio 1939.
Alfonsina Sinigallia, di Guido e Levi Olimpia, abitante in via Paganini 17, era una segretaria di direzione. Dispensata a partire dal primo gennaio 1939 con deliberazione podestarile del 19 dicembre.
Ascoli Gustavo Elia, di Angelo e Ida Friedman, abitante a Milano in via Giuseppe Compagnoni 28. Era celibe, faceva il farmacista. Tra l’altro aveva abiurato nel 1938, ma le abiure dal punto di vista razziale non avevano nessun tipo di significato. Ebbe fin due Croce al merito di guerra, Cavaliere della Corona d’Italia e anch’egli con deliberazione podestarile del 19 dicembre 1938 venne dispensato a partire dal primo gennaio 1939.
Aldo Levi, nato a Milano il 16 marzo 1898, abitante in via Donatello 26, era un ingegnere. Anche lui aveva partecipato alla prima guerra mondiale, aveva guadagnato la Croce di guerra e venne dispensato a partire dal primo gennaio 1939 con la deliberazione del 19 dicembre 1938. Aldo Levi venne arrestato insieme alla moglie, ai figli Emilia e Italo Gustavo Davide a Como il 4 dicembre 1943. Tutti furono deportati ad Auschwitz col convoglio partito il 22 febbraio da Fossoli. Nessuno di essi sopravvisse alla shoah.
Elena Pisetzki, sposata Millul, nata a Milano nel 1901, era vedova. Era impiegata comunale, faceva la segretaria di direzione. Tra l’altro ebbe nelle benemerenze che aveva elencato nella sua scheda personale il brevetto della marcia su Roma, per cui una fascista dei primissimi tempi. Anch’essa con deliberazione podestarile del 19 dicembre venne esonerata.
Silvia Astrologo, di Pacifico e Calò Ester, nata a Roma nel 1883, abitante a Milano in via Settembrini 9, era un’impiegata avventizia. Arrestata a Milano il 4 dicembre 1943, Silvia Astrologo venne prima portata nel carcere di San Vittore e poi col convoglio del 30 gennaio 1944 partito da Milano fu deportata ad Auschwitz, da cui non fece ritorno.
Gualtiero Milla, di Massimo e Sacerdoti Clotilde, abitante in via Ricciardelli 2, era un falegname. Anch’egli venne esonerato a partire dal 16 dicembre 1938.
Federico D’Angeli, di Alberto e D’Angeli Ida, abitante in Corso Vercelli 40, era un impiegato comunale, faceva il ragioniere. Riuscì a salvarsi perché nel 1939 emigrò all’estero.
Alfredo Ascarelli, di Mosè e Campagnano Rosa, nato a Nettuno, abitante a Milano in Piazza da Cortona, faceva lo scrivano. Abiurò nel 1930, ma questo non incise assolutamente e infatti venne esonerato a partire dal 16 dicembre 1938.
Ferruccio Luzzato, abitante in via Guittone d’Arezzo, era impiegato e venne esonerato anche lui con deliberazione podestarile del 19 dicembre 1938.
Giorgio Moisè Segrè, nato a Livorno, abitante a Milano in via Leopardi 27, faceva il medico dirigente dei dispensari celtici. Venne anch’egli esonerato a partire dal 16 dicembre 1938.
Arnaldo Lombroso, nato a Verona, abitante in via Eupili 6, faceva l’inserviente. Anch’egli subì la stessa sorte.
Laura Milla, nata a Pesaro nel 1897, abitante a Milano in via Farini 40. Di Laura Milla abbiamo la scheda: nubile, impiegata comunale e venne dispensata a partire dal primo gennaio 1939, tuttavia venne riassunta il 7 novembre 1939 nella sezione israelitica della scuola di Stato di via della Spiga come segretaria di direzione. Laura Milla venne arrestata il 21 ottobre 1943, incarcerata a San Vittore e deportata ad Auschwitz col convoglio del 6 dicembre 1943, che partì da Milano. Non sopravvisse alla shoah.
L’ultimo dei quindici è il Dottor Gino Emanuele Neppi, già citato. Di Clemente ed Ernesta Bassani, nacque a Ferrara nel 1890 e abitava in via Boscovich, era un Medico di reparto, sposato con Ginevra Minerbi. Venne anch’egli dispensato dal primo gennaio 1939 con deliberazione podestarile del 30 dicembre 1938. In realtà Neppi venne poi riassunto il 31 gennaio 1939, probabilmente per coprire il buco da lui lasciato, e rimase in questo posto fino al 3 marzo 1939. Venne arrestato il 6 novembre 1943, tradotto a San Vittore, deportato nel campo di sterminio di Auschwitz col convoglio partito da Milano il 6 dicembre 1943. Anch’egli non sopravvisse alla shoah.








