Ho voluto aspettare a intervenire sull’oltraggio alla statua di Montanelli all’interno dei Giardini di Porta Venezia. È stato necessario riflettere per non affrontare la questione sulla scia delle emozioni o delle rivendicazioni, ma per rileggerla in una chiave costruttiva.
E sono giunta alla conclusione che, invece di togliere o dissacrare statue, credo sia necessario completare il racconto della storia con quel pezzetto che manca per capirla nella sua complessità e facendo lo sforzo di considerare i diversi fronti coinvolti.

Diamo voce a chi non ha avuto voce nella Storia: donne, bambini, minoranze etniche e religiose, intere aree dimenticate del mondo… Riprendiamo in mano i libri di Storia osservando, interrogando e dialogando col presente fino a quel punto di svolta che sentiamo il dovere di affrontare. 
Un nuovo approccio nel raccontare la Storia non porterebbe a una pacificazione globale, né a una sintesi perfetta degli eventi, tuttavia sarebbe un atto di giustizia e di solidarietà, seppure a posteriori, verso la vittima bambina, pur nella consapevolezza delle differenze culturali e sociali che hanno guidato l’evento di allora, ma allo stesso tempo con la consapevolezza che sia inaccettabile, oggi come allora, la violenza sessuale e la discriminazione razziale.

Un primo passo potrebbe essere quello non di abbattere, ma di costruire. Perciò ho aderito alla proposta di Terres des Hommes di dedicare una statua per le bambine vittime di violenza: che lo spazio pubblico, cioè lo spazio di tutti accolga una statua dedicata non a un personaggio famoso, bensì a un’età: l’infanzia deturpata. Lo vogliamo fare come forma di solidarietà e di giustizia per tutte le vittime di violenza domestica e familiare, punizioni corporali e psicologiche, abuso sessuale e di genere, bullismo e cyber-bullismo, lavoro minorile, schiavitù e violenza sul posto di lavoro. Ma soprattutto per ricordarci che l’infanzia è inviolabile e va protetta con ogni sforzo sociale e culturale.

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