20 maggio 2019 

È venuto il momento di indignarsi e chiedo scusa ai miei concittadini se la politica arriva in ritardo rispetto alla società civile, ai tanti appelli, agli striscioni sulle finestre e sui balconi, all’impegno di insegnanti seri e corretti delle scuole italiane…

Mi indigno da cittadina e insegnante per aver costretto un’onesta insegnante alla sospensione, ritenendola colpevole di condotta illegale o, peggio ancora, di un comportamento diseducativo nei confronti dei suoi allievi. 

Con le parole di Irene, una giovane di Palermo, concittadina della prof. Rosa Maria Dell’Aria, anch’io dico alla professoressa: «Non provi neanche per un attimo vergogna, amarezza o rimorso per quanto accaduto […]. Sia invece orgogliosa del pensiero critico che ha saputo instillare nei suoi studenti, della libertà di manifestazione del pensiero che non è solo formale, ma sostanziale e praticata nella sua scuola, della levatura culturale di un gruppo di studenti che non si limita a imparare pedissequamente la data di una battaglia, ma riflette, analizza criticamente e crea un suo pensiero indipendente, manifesta i suoi dubbi e la sua contrarietà.

Essere contrari, quando ciò non si materializzi nell’agire violento ma rimanga manifestazione del proprio libero pensiero oppositivo come esercizio di una libertà positiva e del suo contrario negativo, è un diritto, non certo un’attività di propaganda politica, come pure si è voluto far pensare.

Gioisca perché, pur inconsapevolmente, ha palesato la verità di questo governo allergico al diverso, allo straniero, all’oppositore, che si serve di una squadra della Digos per fare irruzione in un liceo. Sia fiera dei suoi studenti perché il paradosso di quanto accaduto è che hanno mostrato, con i fatti susseguenti al video incriminato, che un dubbio ragionevole esiste sull’accostamento dell’agire di questo governo ad una condotta di regime. Alzi lo sguardo, perché noi non ce lo facciamo abbassare».

Nelle stesse ore, il governo italiano riceveva una condanna delle Nazioni Uniteper il tristemente famoso “decreto sicurezza”, una legge così lesiva dei diritti umani che per trovare qualcosa di confrontabile nella storia d’Italia bisogna risalire alle leggi razziali del ’38. Gli studenti di Palermo ci avevano visto giusto! Condanna irrisa dal Ministro dell’Interno con queste parole: «fa ridere, è da scherzi a parte».

Invece non fa ridere che abbia fatto un comizio elettorale con il vangelo in mano, baciando il rosario, affidandosi al Cuore Immacolato di Maria e invocando la benedizione dei Santi patroni d’Europa. Per chi crede, questi sono segni sacri che non possono e non devono essere profanati a scopi elettorali in una piazza che contemporaneamente insultava e fischiava unPapa che sull’accoglienza ha preso posizionee che ha fatto del suo primo viaggio a Lampedusa uno dei tratti distintivi del suo pontificato.

Mi indigno da cattolica per l’uso idolatrico e maldestro di simboli sventolati unicamente per affermare un’identità religiosa svuotata di ogni significato evangelico e capace di calpestare ogni dignità umana. Il rosario non è una “garanzia” da esibire come lasciapassare, perché nella religione, come nella vita autentica di ciascuno, si chiede coerenza.

Una delle letture di ieri (che Salvini ha certamente ascoltato) proclamava l’inno alla carità.

Ma quale carità concepisce porti chiusi quando,secondo l’UNHCR, un migrante su tre che si imbarcaperde la vita?

Quale carità si inventasanzioni per chi soccorre e può concepire il “reato di umanità”?

Quale carità getta sulla strada uomini donne bambinifamiglie già inserite in programmi di integrazione, negando loro ogni diritto civile: gente che studiava l’italiano e tentava un lavoro per conquistarsi il diritto a restare è stata trasformata in un “numero” da statistiche, buone solo a foraggiare l’odio razzista e xenofobo dei sovranisti ed essere conseguentemente più vulnerabile ed esposto alla criminalità organizzata. 

Io sono dalla parte di chi, come papa Francesco, crede cheLa buona politica è al servizio della pace, è «un programma nel quale si possono ritrovare tutti i politici, di qualunque appartenenza culturale o religiosa che, insieme, desiderano operare per il bene della famiglia umana, praticando quelle virtù umane che soggiacciono al buon agire politico: la giustizia, l’equità, il rispetto reciproco, la sincerità, l’onestà, la fedeltà».